33 iColor Il laboratorio diventa elemento identitario e strategico per Annalisa Zucchinali, architetto e designer. Il Colorificio F.C. Zucchinali si evolve in spazio culturale e creativo, dove l’esperienza diretta con i materiali amplifica la conoscenza e rafforza la fidelizzazione, trasformando il punto vendita in luogo di ispirazione. > Da circa vent’anni Annalisa Zucchinali, architetto e designer, porta avanti un percorso di formazione e sperimentazione artistica attraverso corsi e laboratori aperti a bambini, ragazzi e adulti. Un’esperienza che nasce da una storia personale profondamente intrecciata con il mondo del colore e dell’artigianato, cresciuta all’interno dell’azienda di famiglia e oggi tradotta in uno spazio creativo strutturato e inclusivo, ospitato all’interno del Colorificio F.C. Zucchinali, storica realtà fondata nel 1977. Qui, tra materiali, tecniche e libertà espressiva, l’arte diventa un linguaggio accessibile a tutti. iColor: Il suo percorso sembra nascere molto prima dei corsi e dei laboratori. Qual è l’origine di questa esperienza? Annalisa Zucchinali: Sì, in realtà tutto nasce molto indietro nel ANNALISA ZUCCHINALI Un NUOVO MODELLO di COLORIFICIO tempo, dentro la mia storia familiare. Sono cresciuta nel colorificio di famiglia: ci andavo d’estate, da bambina, a dieci anni già respiravo quell’ambiente fatto di pigmenti, materiali, strumenti. Non era solo un negozio, era un luogo vivo, anche se allora la parte dedicata agli artisti era una piccola nicchia. Poi è arrivato il liceo artistico, l’università, ma quella passione non si è mai interrotta. Anzi, si è trasformata. Già durante gli studi facevo sperimentazioni, organizzavo piccoli laboratori informali, spesso la sera o in spazi temporanei. Era un’attività che cresceva quasi spontaneamente, insieme a me. iColor: Quando ha capito che questa passione poteva diventare un progetto strutturato? A.Z.: Direi che non c’è stato un momento preciso. È stato un processo lungo, che dura da circa trent’anni. Dopo la laurea ho continuato a portare avanti attività laboratoriali in forme diverse, in luoghi diversi, senza una sede stabile. Abbiamo attraversato varie fasi: periodi più sperimentali, altri più organizzati. Anche l’interesse per l’hobby creativo, arrivato dal Nord Europa — soprattutto Austria e Germania — ha avuto un’influenza importante.
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